Giornata cruciale per Keir Starmer. Il primo ministro britannico si prepara infatti ad affrontare uno dei momenti più difficili della sua leadership, stretto tra il crollo del consenso alle elezioni locali e una crescente ribellione interna nel Partito laburista. Il discorso previsto oggi potrebbe rivelarsi decisivo per il futuro politico dell’attuale inquilino di Downing Street, dopo giorni di speculazioni su una possibile sfida alla leadership e sulla tenuta del suo governo.
La crisi si è aperta dopo i pesanti risultati delle elezioni locali della scorsa settimana, che hanno visto il Labour perdere terreno in diverse aree storicamente vicine al partito mentre Reform UK di Nigel Farage ha registrato importanti avanzate in Inghilterra.
Secondo diversi media britannici, oltre 40 deputati laburisti starebbero ormai mettendo apertamente in dubbio la capacità di Starmer di guidare il partito alle prossime elezioni generali. Alcuni parlamentari chiedono persino una roadmap per la sua uscita di scena.
Nel weekend le tensioni sono ulteriormente aumentate.
La deputata laburista Catherine West avrebbe minacciato di promuovere una sfida formale alla leadership se nessun membro del governo si fosse mosso per primo contro il premier. In base alle regole interne del Labour, servirebbe il sostegno del 20% dei parlamentari del partito — circa 81 deputati — per aprire ufficialmente una corsa alla leadership.
Anche Angela Rayner, ex vicepremier e considerata da tempo una possibile alternativa a Starmer, ha alzato la pressione politica definendo quella di oggi “l’ultima occasione” per il premier di recuperare il rapporto con la classe lavoratrice.
Rayner resta però a sua volta indebolita politicamente dopo le polemiche dello scorso anno legate a presunte irregolarità fiscali sull’acquisto di un immobile.
Tra i nomi che circolano per una possibile successione compare anche quello del ministro della Salute Wes Streeting, che secondo il Telegraph starebbe già preparando informalmente una piattaforma politica nel caso la situazione dovesse precipitare ulteriormente.
Nonostante le crescenti pressioni interne, Starmer continua però a escludere qualsiasi ipotesi di dimissioni.
Nel fine settimana il premier ha insistito sul fatto che il suo governo rappresenti un “progetto di dieci anni” e ha ribadito di non avere intenzione di lasciare Downing Street mentre il Regno Unito affronta una fase di forte instabilità economica e geopolitica.
Nel tentativo di rafforzare la propria leadership, Starmer ha inoltre annunciato la nomina dell’ex premier Gordon Brown come inviato speciale per la finanza globale, oltre al ritorno in un ruolo consultivo di Harriet Harman, storica figura del Labour.
La scelta ha però suscitato nuove critiche sia tra gli oppositori sia all’interno dello stesso partito. Per i detrattori, il richiamo di figure simbolo dei precedenti governi laburisti rischia infatti di rafforzare l’immagine di un partito “ancorato al passato” piuttosto che proiettato verso una nuova fase politica.
Il discorso di oggi viene quindi visto a Westminster come un passaggio potenzialmente decisivo non solo per la leadership di Starmer, ma per l’intera direzione futura del Partito laburista.
Secondo i suoi alleati, il premier proverà a rilanciare la propria immagine politica ribadendo i valori del Labour, difendendo il bilancio economico del governo e delineando una linea più europeista e internazionale nel tentativo di arginare la fuga di consensi e placare la rivolta interna. Resta però da capire se questo basterà davvero a fermare una crisi che, a Westminster, molti considerano ormai apertamente iniziata.

